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mercoledì 16 maggio 2018

10 regole per educare i bambini all'uso del telefonino

10 REGOLE PER EDUCARE I BAMBINI ALL’USO DEL TELEFONINO

 

Sono sempre di più i bambini della scuola primaria che possiedono uno smartphone, anche per esigenze di vita familiare. I genitori che lo hanno acquistato ai figli per poter parlare con loro si rendono però ben presto conto che non è soltanto un mezzo di comunicazione ma un nuovo mondo da gestire con cura. Nostrofiglio.it ha chiesto consiglio a Michele Facci psicologo e co-autore del volume Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di smartphone e tablet (Erickson)

   
Per molti genitori lo smartphone è semplicemente un mezzo per comunicare con i figli e lo regalano quanto prima, ad altri invece fa paura e cercano di ritardare il più possibile il momento dell'acquisto. Agli uni e agli al
"Vietarlo non serve, ma non può essere dato a un bambino come gli si regala la playstation" dice Michele Facci psicologo e co-autore del volume Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di smartphone e tablet (Erickson). "E' importantissimo insegnare ai piccoli come usare correttamente questo mezzo".
Ecco le 10 regole per educare un bambino all'uso dello smartphone.

REGOLA 1: lo smarthphone si condivide con mamma e papà

A differenza del tablet, che appartiene a tutta la famiglia, lo smartphone è un regalo che si fa al bambino ed è quindi un suo oggetto personale. “Ma genitori devono spiegare al bambino che non è un giocattolo e che lui è ancora piccolo per usarlo da solo. Fin da subito bisogna spiegargli che deve condividerlo con mamma e papà: si guardano i messaggi che riceve e la rubrica si scrive insieme.

REGOLA 2: lo smartphone si usa soltanto quando serve

'Chiamami appena hai bisogno', 'tienilo acceso così ti posso chiamare' ' fammi uno squillo appena arrivi'. Molti genitori vivono il cellulare come uno strumento per tenere a bada le loro ansie, "ma in questo modo" avverte lo psicologo "anche i bambini assorbono l'idea che il cellulare sia un ansiolitico, e da qui il rischio che ne diventino dipendenti.
Invece lo smartphone va considerato solo per quello che è: uno strumento di comunicazione. Un telefono. Va usato solo quando serve e senza ansia.

REGOLA 3: non si usa a tavola, non si leggono messaggi mentre qualcuno parla, si spegne di notte

ll bambino va educato all'uso del cellulare con regole precise. Esattamente come si fa con la televisione o con altri giochi; come un genitore dice che non bisogna ascoltare la musica a tavola o giocare a pallone in soggiorno, nello stesso modo deve dire che non si sta al telefono a tavola, che non si leggono i messaggi mentre qualcuno gli sta parlando, che il cellulare si spegne quando si va a letto.

REGOLA 4: il bambino va educato all'uso di Internet

“Bisogna anche avvisare i piccoli dei pericoli che ci sono nell'uso degli smartphone”.
Quando si dà in mano uno smartphone a un bambino significa anche dargli libero accesso a internet. Quindi è fondamentale anche educarlo al web “ Da un'indagine Eurispes è emerso che l'80% dei genitori ha paura che il figlio su internet possa chattare con adulti, ma poi solo il 2% spiega ai piccoli quali sono i pericoli del web”.
Ai bambini invece bisogna parlar chiaro: spiegargli di stare attenti agli sconosciuti, che potrebbero essere adulti male intezionati, così come è importante avvisarli di non pubblicare foto private che li ritraggano. I bambini magari pubblicano per gioco o per attirare l'attenzione immagini potenzialmente pericolose che poi non si possono più eliminare dalla rete.

REGOLA 5: non si prende in giro o si parla male dei compagni su WhatsApp o su Facebook

Parlar male e prendere in giro un compagno è una cosa molto brutta in generale. E compito del genitore è educare al rispetto degli altri. “Inoltre va fatto capire ai bambini che bravate e scherzi a danni di altri fatti sui social o altre piattaforme digitali possono finire in denunce penali e provocare dei procedimenti legali. Un bambino con un cellulare va responsabilizzato."

REGOLA 6: non si leggono i messaggi di nascosto ma si chiede di leggerli insieme

Guardare o non guardare il telefono di nascosto dai figli? “No” risponde Michele Facci “la privacy va rispettata, piuttosto che sbirciare i loro messaggi è meglio chiederlo apertamente: 'vediamo insieme i tuoi messaggi? Mi fai vedere cosa scrivono i tuoi amici? Così gli insegnerete ad avere fiducia in voi.
Se costruiamo fin da subito un buon rapporto con i nostri figli, quando saranno adolescenti (e chiaramente non gli potremo chiedere di farci vedere i loro messaggini), saranno più consapevoli del mezzo, più sicuri nel caso di problemi e più disposti a parlarne ai genitori".

REGOLA 7: almeno fino a 12 anni il bambino va tenuto sotto controllo

Il cellulare si può dare anche prima delle medie, ma almeno fino ai 12 anni il bambino va tenuto sotto controllo. "In molti casi di adescamento di minori attraverso cellulare" spiega Facci "i genitori non sapevano niente. E quindi mai lasciare da solo un bambino con il suo telefono, ma sempre cercare con lui ogni occasione di condivisione del suo mondo digitale. 

REGOLA 8: mamma e papà devono dare il buon esempio, almeno nel tempo dedicato ai figli

"Chiaramente i genitori sono il modello esemplare, queste regole non valgono se poi la mamma sta sempre al telefono. Il genitore, soprattutto nel tempo dedicato ai figli deve rinunciare al cellulare. Ad esempio non vale portare i bambini al parco e poi stare tutto il tempo a messaggiare o a telefonare.

REGOLA 9: lo smartphone distrae. Fare un patto durante i compiti

Quando un bambino fa i compiti può essere molto distratto dal cellulare. "Il cellulare mentre si fanno i compiti è una distrazione, come lo era la televisione qualche anno fa. Inutile vietarlo a priori, il bambino lo può tenere vicino a patto che lo controlli solo ogni tanto e non ogni tre minuti. Anche in questo caso ricorrere a un patto educativo con il bambino è la strada migliore.

REGOLA 10: Insegnare ai bambini a esprimere le emozioni non soltanto con emoticon

I bambini preferiscono di gran lunga esprimersi attraverso i messaggini piuttosto che a voce. Più facile mandare una faccina contenta che dire a un amico di essere contento. "I messaggi sono più tutelanti, ma è nostro compito anche educare alle emozioni, insegnare ai bambini ad esprimere le proprie emozioni in modo completo. Inoltre i nativi digitali devono avere il diritto ad usare tutti i sensi, a giocare e a sviluppare la manualità".

Autrice: Federica Baroni
Fonte: www.nostrofiglio.it
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mercoledì 9 maggio 2018

5 grossi problemi dei genitori moderni

5 GROSSI PROBLEMI DEI GENITORI MODERNI

 

Genitori che hanno paura dei figli, bambini a cui si teme di dire di "no", incapacità di insegnare la buona educazione e abuso di scorciatoie tecnologiche per intrattenere i piccoli. Ecco alcuni dei comportamenti sbagliati che la tata inglese Emma Jenner ha identificato nei genitori di oggi e i motivi per cui bisogna correggerli in fretta.

   
La super tata inglese Emma Jenner in un articolo sull'Huffington Post ha messo in luce i problemi più gravi che, secondo lei, affliggono i genitori moderni.
Emma Jenner è una tata inglese specializzata nei temi dello sviluppo e comportamento del bambino, con oltre 10 anni di esperienza in famiglie inglesi e americane, nonché autore del libro ‘Keep calm and parent on’ (Mantieni la calma e fai il tuo mestiere di genitore), pubblicato quest’anno da Atria, una guida su come integrare i migliori metodi e le pratiche educativi di stile anglosassone.

Ecco i problemi principali dei genitori di oggi e i consigli per correggerli. 

1) I genitori hanno paura dei capricci dei loro bambini

Per verificare questa paura la tata sottopone le mamme al test della tazza.  A colazione la mamma deve servire il latte  in una tazza diversa da quella preferita dal bambino. Probabilmente il piccolo urlerà che vuole la sua solita tazza. A questo punto la tata osserva la reazione della mamma che è quasi sempre la stessa: la mamma sbianca e corre a cambiare tazza. “Ma di cosa ha paura questa mamma? Di un capriccio?“, si chiede la tata. “Lasciate che il bambino faccia il suo capriccio, altrimenti  imparerà che tutto deve essere di suo gradimento e che nella vita non ci possono essere disagi. 

2) I genitori sottovalutano la capacità dei bambini di imparare le buone maniere 

Quando i bambini si comportano male, sia in privato che in pubblico, i genitori tendono a pensare che sia normale: in fondo è un bambino. Ma non è così. “Vi assicuro che i bambini sono capaci di molto di più di quello che i genitori si aspettano. Non ritenete che un bambino possa sedersi educatamente a tavola? Non pensate che possa sparecchiare senza che voi lo chiediate? Che si comporti educatamente? Che rispetti gli anziani e gli altri? L'unica ragione per cui non fanno queste cose è perché i genitori non gliele hanno insegnate. Mostrategli come ci si comporta e abbiate pazienza. Il vostro bambino sarà all'altezza della situazione.”

3) Non c'è più il villaggio a occuparsi dell'educazione dei bambini

Una volta, dal conducente dell'autobus, all'insegnante, dal negoziante, agli altri genitori, tutta la comunità  partecipava alla crescita del bambino. Tutti lavoravano per l'interesse comune: la buona educazione dei ragazzi. C'era un intero villaggio a sostenere la crescita dei piccoli. Oggi se qualcuno, che non è il padre del bambino, osa sgridarlo, la mamma e il papà si arrabbiano. Vogliono che il loro bambino sia perfetto e quindi spesso non accettano che insegnanti o altri riprendano i suoi difetti. Hanno bisogno di proiettare un'immagine di perfezione. Ma l'insicurezza di questi genitori è aumentata dal fatto che non c'è un sostegno. Quando un piccolo fa un capriccio, gli altri genitori guardano male la mamma, e invece dovrebbero sostenerla, perché vuol dire che sta cercando di non darla vinta a suo figlio. Gli altri genitori dovrebbero dirle: ”Ehi buon lavoro! So che dare dei limiti ai piccoli è difficile!”

4) Abuso delle scorciatoie tecnologiche per intrattenerli

Le tecnologie sono un grande aiuto. Per esempio, lasciare al bambino il tablet durante un lungo volo in aereo o in sala d'aspetto dal medico, può essere una buona soluzione. Ma pur di non vedere il bambino annoiato o scomposto, molti genitori glielo lasciano in mano anche al ristorante.  Ma così i bambini non imparano la pazienza né a intrattenersi da soli...  Allo stesso modo quando un bambino cade a terra deve  rialzarsi da solo e non chiedere aiuto a mamma e papà. Le scorciatoie che siano le nuove tecnologie o le braccia di mamma e papà, esistono e a volte sono utili, ma meglio ricorrervi solo quando è indispensabile; dà molta più soddisfazione insegnare ai bambini a fare da soli. 

5) i genitori mettono i bisogni dei figli prima dei loro

Certamente è giusto che un genitore adatti la vita alle esigenze di un bambino. Ma i genitori di oggi hanno completamente sottomesso le loro esigenze e la loro salute mentale per il bene dei loro pargoli. “Oggi vedo mamme che si alzano più e più volte dal letto per assecondare i capricci dei loro bambini. O papà che attraversano di corsa un parco giochi alla ricerca di una bibita per la figlia. Non c'è niente di sbagliato in questi gesti, però si può anche dire alla figlia che per bere può aspettare di arrivare a un bar o a una fontana.” I genitori devono avere il coraggio di dire No. 

“Il problema è che se non iniziamo a correggere questi cinque errori ci troveremo davanti ad adulti egoisti, impazienti e maleducati. E non sarà per colpa loro ma nostra. Non gli abbiamo insegnato modelli diversi. Non ci siamo aspettati nulla da loro. Non gli abbiamo fatto sentire nessun disagio e quando da adulti si troveranno davanti ai primi problemi saranno impreparati. Quindi per favore, genitori di tutto il mondo chiedete di più, aspettatevi di più. Condividete le lotte. Date meno. Cerchiamo di crescere i nostri bimbi, insieme, e prepariamoli per quello di cui hanno davvero bisogno nel mondo reale.” conclude Emma Jenner.

Autrice: Federica Baroni
Fonte: www.nostrofiglio.it
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mercoledì 2 maggio 2018

Impariamo a prendere posizione e ad andare controcorrente

COME EDUCATORI, IMPARIAMO A PRENDERE POSIZIONE 

E AD ANDARE CONTROCORRENTE

In un tempo di umanesimo piatto, non è lecito essere neutrali. È doveroso prendere posizione e andare a scuola dai salmoni che vanno controcorrente.

«Mamme e papà, imparate dai salmoni che vanno controcorrente! Sbarazzatevi dei copioni!» è l'invito perentorio che ci viene lanciato dallo psicoterapeuta Fulvio Scaparro. 
In un tempo di umanesimo piatto, non è lecito essere neutrali. È doveroso prendere posizione e andare a scuola dai salmoni che vanno controcorrente. 
È doveroso far emergere la collera buona, l'indignazione sana perché la terra torni a 'produrre' Uomini e non solo 'gente'. 
In una società che ha più auto che idee; in una società che confonde 'vitalità' con 'volgarità' in una società che conosce il prezzo della cose e non il loro valore; in una società sempre più virtuale e sempre meno virtuosa, non vi è che un'unica strategia per evitare che l'umanità firmi la sua morte: la strategia dei salmoni, appunto, che nuotano 'contro'. 
È chiaro, dunque: nessun capriccio, né, tanto meno, nessuna arroganza, ma dovere morale di aprire gli occhi ad una società disorientata e sonnolenta. 
Oggi è arrivato il tempo previsto dal filosofo spagnolo Miguel de Unamuno: “Irritare la gente può giungere ad essere un dovere di coscienza! 
Oggi è tempo di dire basta alla nostra ipocrisia così fotografata da Indro Montanelli: “Al mattino siamo tutti indignati. Ed anche con convinzione. Alla sera siamo tutti davanti alla televisione a guardare la partita!”. 
Ma basta con le dichiarazioni di principio. Scendiamo sul pavimento e focalizziamo alcuni ambiti nei quali vogliamo mostrare la nostra 'collera buona'. 

Dunque: 
• Noi andiamo 'contro' la moda, sempre più invasiva di accelerare e spremere i bambini. L'infanzia non è tempo perso: è un'occasione unica che non si ripeterà mai più per tutta la vita. 
• Ci opponiamo alla eliminazione dei 'no!' che consideriamo le ringhiere indispensabili della vita per non precipitare. 
• Non accettiamo che le feste di compleanno si trasformino in nozze anticipate! 
Ci opponiamo al 'facilismo' che azzera la volontà. 
• Remiamo contro il trucco della 'visibilità': non è il camice che fa il medico, non è la forma che fa la salsiccia... 
Sono alcuni esempi di educazione alternativa che vorremmo riportare in prima pagina non perché non abbiamo superato la fase dello sviluppo psichico dell'adolescente che si pone in quanto si oppone, ma perché siamo convinti che sovente andare 'contro' significhi andare 'verso': verso l'Uomo con la lettera maiuscola!



SIATE RIBELLI: PRATICATE LA GENTILEZZA 
È solo il titolo di un libro, ma dice una cosa giusta. La prima cosa importante da insegnare ai figli oggi è la rara arte delle Buone Maniere e del rispetto. Solo così si può sperare di ingentilire una società sempre più volgare e violenta. Anche se è un vero andare controcorrente. 
Abbiamo la capacità di portare sollievo e benessere con la sola nostra presenza. L'amore, l'amicizia, la tenerezza sono realtà benefiche che aumentano ogni nostra attività. È questa la vera gentilezza. 
Un bambino, Jonathan, mi ha raccontato che una volta, durante una gita con la scuola, stanco dopo una lunga camminata arrancava dietro a tutti, e si sentiva solo. Ma un compagno lo ha aspettato e lo ha incoraggiato: «Forza, Jonathan, che ce la fai!». E lui ce l'ha fatta. È bastato questo. Lui l'ha chiamato «un aiuto riscaldante»: un'attenzione, una parola gentile in un momento difficile. È forse ciò di cui tutti abbiamo bisogno, nel cammino della nostra vita, per il nostro prossimo passo avanti.

LE MASSIME DEL MESE 
• L'uomo è grande quanto sono grandi le cose che lo fanno andare in collera. (Paul Valéry, poeta francese) 
• Se non ti prende l'ira quando è necessario, pecchi! (san Giovanni Crisostomo, padre della Chiesa) 
• Tornate all'antico e farete del nuovo. (regola base di Giuseppe Verdi ai futuri allievi dei conservatori d'Italia) 
• L'odio è la caratteristica dei nani; la collera è la caratteristica dei giganti. (Domenico Giuliotti, scrittore) 
• Fossi papa, a momenti, l'ira metterei tra i sacramenti. (Giuseppe Giusti, poeta) 
• C'è una rabbia santa e noi l'abbiamo lasciata cadere troppo. (Abbé Pierre, filantropo francese)

Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

 

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giovedì 26 aprile 2018

Frasi da dire ai bambini per ottenere ciò che vuoi

7 FRASI DA DIRE AI BAMBINI PER OTTENERE CIO’ CHE VUOI

 

A volte basta la frase giusta e si ottiene più attenzione e più rispetto delle regole da parte dei propri figli di un lunghissimo discorso. Ecco alcuni esempi di 'furbizia' genitoriale ... Dal sito parenting.com.

   
Dare regole ai bambini non è facile. E soprattutto alcune sono irrealistiche, come ad esempio la regola "non litigare con tua sorella".  Barbara Rowley, del sito americano parenting.com ha invece identificato 7 regole fattibili e che sembrano davvero efficaci.

1) "Fai pure chiasso o i capricci ma ... da un'altra parte"
Urla, canti a squarciagola, giochi ad alta voce... sono i rumori normali dove ci sono bambini sani e vivaci. Ma in certi momenti il frastuono può diventare insopportabile, oppure dovete fare una telefonata o state parlando con qualcuno... Ma è inutile vietargli di far rumore, meglio suggeritegli di andare a cantare, urlare, miagolare da un'altra parte. 

Lo stesso vale per capricci, pianti e brontolii. Quando un bambino urla perché arrabbiato ditegli  che lo ascolterete solo quando avrà finito di urlare e sarà disposto a parlare.
Questa regola funziona perché non si dà ai bambini un divieto, ma semplicemente una scelta: se volete continuare a urlare, va bene, ma da un'altra parte.

2) "Me lo compri?" Risposta: "Hai dei soldi tuoi da parte?"
Questa regola per funzionare deve essere applicata con forza e coerenza. Voi potete dire a vostro figlio sì o no riguardo qualsiasi acquisto che vi chiede. Ma la vostra decisione non si discute. Se il bambino continua a protestare perché vuole che gli compriate un gioco o altro, voi  dovete ripetergli, come un mantra, che non spetta a lui decidere come spendere i soldi.

Questa regola funziona perché cambiate il discorso. Non più sul perché non gli comprate un nuovo giocattolo, ma sulle vostre finanze e come voi adulti gestite i soldi. E su questo argomento i piccoli non possono dire nulla. Inoltre inizierete a responsabilizzarli sull'importanza dei soldi.

3) "Riprova a chiedermelo con gentilezza: per favore, grazie ... vorrei"
Molto semplicemente dovete dichiarare la vostra incomprensione quando i vostri figli vi ordinano di fare qualcosa ( e non ve la domandano con cortesia) o quando urlano e piagnucolano in un modo che a voi non piace. Ditelo quasi sussurrando, in modo da abbassare i toni. 

E con calma ripetete la regola e non fatevi tentare ad alzare la voce. Un bambino che fa i capricci, urla e piange, sta cercando di attirare la vostra attenzione, sta a voi non dargli corda finché non cambierà atteggiamento. Questa regola funziona perché si responsabilizza il bambino: lo ascolterete solo se si esprime in modo educato. 


4) "Ti annoi? Impossibile, la noia non esiste. E' solo una tua mancanza di immaginazione"
Ogni volta che i vostri figli vi dicono che si stanno annoiando, dovrete semplicemente negare l'esistenza della noia. Potete dirgli: “Non è noia, ma è mancanza di immaginazione” oppure “La tua non è noia ma pigrizia mentale”. 

Questa regola funziona perché si cambia il tema della discussione: da un disagio che viene rivolto contro di voi: “Mi annoio, quindi fammi vedere la tv, dammi un dolce da mangiare, organizzami un gioco”, a un disagio rivolto a loro,  "il problema è vostro che mancate di immaginazione". E se i vostri figli impareranno a intrattenersi da soli, davvero la noia non esisterà più. E questo sarà per loro un regalo che durerà tutta la vita!

5) "Vuoi stare con la mamma? Aiutami a sistemare in casa, altrimenti gioca in camera tua"
Quando siete alle prese con le faccende domestiche e i  vostri piccoli non vi danno tregua e fanno di tutto per richiamare la vostra attenzione con frasi come: “Mamma giochi con me?”, “Mamma ho fame...”, è il momento di dargli questa regola che li obbligherà a una scelta: 
 “Se volete stare con me va bene, però dovrete aiutarmi.  Altrimenti andate in camera a fare i vostri giochi”.

Questa regola funziona perché non gli si dice di andare via, né li si obbliga a fare un lavoro. Ma si dà ai bambini la possibilità di scegliere e loro sentono di avere il controllo della situazione. Vedrete che sceglieranno di darvi una mano.

6) "Sono le nove! Lo sai che da quest'ora le mamme e i papà non possono più fare nulla ma proprio nulla?"
Annunciare  ai pargoli l'ora in cui devono andare a dormire, può non essere efficace. Ma se girate la regola su di voi, allora il discorso potrebbe cambiare.
Ecco l'idea. Dite ai vostri figli che il ministero del lavoro ha stabilito una nuova legge per le mamme e i papà: dopo le nove (nove e mezza) di sera non devono più far nulla. Non possono più giocare, leggere storie, guardare cartoni alla tv e neanche ... parlare! L'unica cosa che resta da fare è andare a letto. Giocatevela un po' come l'incantesimo di Cenerentola che finisce a  mezzanotte.

Questa regola funziona perché voi non state dicendo ai bambini che cosa devono fare. La regola vale per voi e se non funziona dovete prendervela solo con voi.

7) "Una volta capita a te, una volta a tuo fratello. La vita è così ... a volte è ingiusta"
Può capitare che un figlio abbia una fetta di torta più grande dell'altro, che il latte sia servito in una tazza più colorata rispetto a quella del fratello... La vita non è sempre giusta. Spiegategli che la vita è arbitraria, oggi può capitare a me, domani a te. 

Inaspettatamente i bambini capiranno questa regola per il semplice fatto che è inconfutabile. E' una verità che l'uomo conosce dai tempi della preistoria. E i piccoli sembrano saperlo.

Autrice: Federica Baroni
Fonte: www.nostrofiglio.it
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mercoledì 18 aprile 2018

10 cose da far fare ai bambini

10  COSE DA FAR FARE AI BAMBINI 

Avere la possibilità di fare le loro cose da soli; sperimentare sentimenti come la noia, la rabbia, la paura o la nostalgia; gestire le loro scelte, sugli amichetti o sui vestiti; credere nella magia. Sono piccole tappe e piccole conquiste, indispensabili per accompagnare i bambini a diventare grandi, come ci spiegano le pedagogiste Elisabetta Rossini e Elena Urso, autrici del libro “I bambini devono fare i bambini” (Ed. Rizzoli). 

   
“Ti comporti come un bambino!” Quante volte lo abbiamo detto ai nostri figli senza pensarci? Sarà perché sono davvero dei bambini? Bene, allora lasciamo che si comportino come tali. Perché per diventare grandi i bambini hanno bisogno di vivere tutti i momenti e tutti i sentimenti tipici dell’infanzia; perché ci sono tappe evolutive che devono essere attraversate nell’età giusta e rispettate per quel che sono. Perché per loro sono piccole conquiste che danno gli strumenti necessari per diventare adulti sereni, come ci spiegano le pedagogiste Elisabetta Rossini e Elena Urso, autrici del libro “I bambini devono fare i bambini” (Ed. Rizzoli). 

1.    Fare da soli tutte le volte che possono. 

Mangiare da soli, vestirsi da soli, girare per casa, guardare nei cassetti: la libertà di esplorare i propri spazi e sperimentare le loro possibilità è importantissima per lo sviluppo dell’autonomia. E’ vero, ci si impiega più tempo, si fanno pasticci in più (e bisogna eliminare tutti gli oggetti pericolosi dai mobili bassi!), ma per i bambini sono grandissime conquiste. E appena sono in grado di scendere dal passeggino, dovrebbero avere la possibilità di  camminare il più possibile: non c’è ginnastica migliore per la loro crescita!

2.    Annoiarsi.

Soprattutto in tutte quelle occasioni in cui non c’è niente di interessante per loro. L’esempio classico è quando li portiamo con noi al ristorante e a tavola ci sono solo adulti. A questo punto o partiamo già equipaggiati di fogli, pennarelli o libricini, o mettiamo in conto che ad un certo punto cominceranno a diventare un po’ capricciosi. Non c’è niente di male, la frustrazione è un sentimento sopportabile per loro e la noia è una molla importante per stimolare la creatività e spingerli a cercare alternative. Basta saperlo, armarci di  pazienza e… non pretendere che stiamo seduti a tavola come piccoli lord fino alla fine della cena per il puro piacere della convivialità!

3.    Arrabbiarsi ed esternare la loro rabbia. 

Fa un disegno e poi lo strappa; la torre con le costruzioni non gli riesce bene e butta all’aria tutti i mattoncini: non ci stupiamo quando i bambini si arrabbiano per motivi che a noi sembrano futili. Quando ad esempio fa un disegno, il bambino cerca di riprodurre quel che ha in testa e se il risultato non corrisponde diventa per lui assai frustrante. Lasciamogli sfogare la sua rabbia e lasciamogli decidere da solo se ha voglia di riprovare o di andare a fare un altro gioco.  

4.    Avere paura. 

Mai sminuire le paure dei bambini, anche se a noi sembrano eccessive e anche se fino al giorno prima non le aveva. Con la crescita e con lo sviluppo del linguaggio i bambini cominciano ad elaborare pensieri diversi, a vedere la realtà in modo diverso e ad avere consapevolezza di qualcosa di cui non avevano consapevolezza prima. Se fino a ieri girava per casa quasi al buio, non prendiamolo in giro se accende tutte le luci o vuole la compagnia della mamma. Non stanno facendo i capricci, non è un modo per attirare l’attenzione, ma è una paura reale che, come è arrivata, se ne andrà. Ma nel frattempo assecondiamola.  

5.    Voler scegliere.

Ai bambini piace fare scelte, perché si sentono ‘grandi’ e investiti di responsabilità. Basta che si tratti di scelte adeguate alla loro età e gli si offrano non più di due alternative, altrimenti vanno in confusione. Ok vestirsi da solo, ma scegliendo tra la maglietta rossa o verde, non tra l’intero guardaroba; ok scegliere tra pasta e riso (magari mostrandogli i due pacchi), ma non chiedergli ‘cosa vuoi mangiare stasera’; ok scegliere che libri portare in vacanza, ma non se andare al mare o in montagna. Piccole scelte, su piccole cose comprensibili per loro: così si sentono degni di dire la loro ma in un ambito gestibile.  

6.    Credere nella magia. Finché ci credono.

Fino ai 6-7 anni per i bambini fantasia e realtà si confondono, ecco perché credono davvero a Babbo Natale o alla fatina dei denti. Lasciamo che ci credano e ascoltiamoli quando sono loro a proporci la loro interpretazione fantasiosa su quel che li circonda. Saranno loro stessi, ad un certo punto, ad avanzare dubbi su quella interpretazione. E allora capiremo che è arrivato il momento in cui sono pronti ad abbandonare il pensiero magico ed affacciarsi al pensiero realistico. E questo succede in genere verso gli 8 anni, quando cambia la struttura del pensiero (e non a caso cambiamo anche i programmi scolastici). 
  
7.    Sperimentare la nostalgia o la tristezza. 

Se si hanno persone di fiducia, ad esempio i nonni, a partire dai 3 anni di età possiamo lasciarli una volta ogni tanto a dormire da loro. Proveranno sicuramente nostalgia di mamma e papà, ma sperimenteranno che si possono provare sentimenti negativi e sopravviverci senza problemi. Idem quando litigano con un amico o non trovano un gioco e provano tristezza: lasciamogliela sperimentare, perché si tratta di sentimenti assolutamente alla loro portata.  

8.    Non raccontare sempre tutto. 

Com’è andata a scuola, che hai fatto al corso estivo, con chi hai giocato: è giusto che noi  facciamo domande, ma può capitare che loro non abbiano voglia di raccontarci sempre tutto o che desiderino i loro piccoli ambiti di ‘privacy’. Non facciamoci prendere dal timore che stia succedendo chissà che cosa, ma accettiamo ogni tanto il loro silenzio. Però non smettiamo mai di chiedere, perché, anche se non hanno voglia di raccontare, sono ugualmente contenti che noi facciamo le domande e ci interessiamo a loro.  

9.    Avere simpatie e antipatie.

Non possiamo pretendere che i nostri figli giochino con chiunque solo perché sono bambini: anche loro, come noi adulti, hanno le loro particolari simpatie e le loro particolari intese con qualcuno mentre non ‘si prendono’ con altri. Rispettiamo le loro preferenze e non li forziamo a giocare insieme ad un compagno soltanto perché la sua mamma è nostra amica. E se si incontrano, lasciamo che si gestiscano in autonomia i loro conflitti, perché da soli dopo un po’ trovano sempre il loro equilibrio. 

10.    Essere presi sul serio sempre. 

Se ci raccontano che al parco hanno giocato col dinosauro, ci stanno raccontando la loro realtà; se ci descrivono il loro amico immaginario, per loro è un amico vero; se ci parlano del fidanzatino, la vedono come una cosa seria. Per questo non li prendiamo mai in giro ma mostriamoci realmente interessati, perché per loro sono cose importantissime.

Autrice: Angela Bisceglia
Fonte: www.nostrofiglio.it
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mercoledì 11 aprile 2018

Con i bambini è importante il contatto visivo

CON I BAMBINI E’ IMPORTANTE IL CONTATTO VISIVO

Uno dei segni della fretta che condiziona le persone del nostro tempo è l'incapacità crescente di comunicare con gli occhi. I contatti tra le persone si sono moltiplicati: internet, e-mail, telefonino... E ci stiamo dimenticando del contatto più semplice: il contatto visivo.

In famiglia, scompaiono le occasioni che consentivano alle persone di “guardarsi”. Una statistica afferma che il tempo medio che un genitore trascorre con un figlio adolescente è attualmente stimabile in 12 minuti al giorno. Anche il pasto della sera non è più consumato insieme, per le troppe attività in cui ciascuno è impegnato e i diversi gusti televisivi. Dei 12 minuti, almeno 10 vengono impiegati per dare istruzioni o verificare l'esecuzione di quelle impartite il giorno precedente, gli altri minuti si esauriscono in questioni poco significative.

«Signore, fammi diventare uno smartphone» 
È così che diventa realmente possibile la preghiera ormai classica: «Signore, fammi diventare uno smartphone, così la mia mamma e il mio papà mi guarderanno un po' di più». 
La comunicazione digitale, vale a dire la connessione tramite il cellulare, il tablet, lo smartphone, è uno dei più grandi successi della mente umana. Su questo non vi possono essere dubbi. I vantaggi del 'digitale' sono sotto gli occhi di tutti. La comunicazione digitale permette d'essere connessi con il mondo intero in tempo reale, offre conoscenze pressoché infinite, rende più facile la vita. 
Però va subito aggiunto che il mondo del web nasconde insidie molto pericolose. Una di queste è l'indebolimento del contatto visivo. I 'connessi' non sentono la vibrazione dello stare vicini, del guardarsi negli occhi. Si è scoperto che i ragazzi che usano costantemente il cellulare non arrossiscono più e hanno difficoltà a fissarsi negli occhi. 
La cosa è molto seria. Il contatto visivo, infatti è una della più potenti vie di comunicazione.
Le persone hanno bisogno di essere guardate. A che cosa servono le tante cure al vestito, al look, al corpo se non per attirare l'attenzione e lo sguardo degli altri? Anche il piercing, i tatuaggi e le spesso sconcertanti originalità degli adolescenti sono l'inquietante invocazione: «Guardatemi!». 
Don Bosco ha sintetizzato uno dei cardini del suo sistema educativo con le parole «Sentano sempre su sé lo sguardo dei superiori». Non intende certo una sorveglianza di tipo poliziesco, ma il modo di guardare che comunica: «Tu mi interessi davvero. Meriti tutta la mia attenzione».

Il contatto visivo è essenziale 
Il bambino utilizza il contatto visivo con i genitori per nutrirsi emotivamente. Con gli occhi si comunica amore. Lo sanno bene gli innamorati. Tutti sentono la profonda emotività della frase «Mangiarsi con gli occhi». Anche l'evangelista Marco nell'episodio dell'incontro tra Gesù e il giovane ricco, afferma: «Gesù, fissatolo, lo amò...». 
Lo sguardo comunica attenzione, interesse, intimità, approvazione, tristezza, rimprovero. 
Ormai è provato: lo sguardo caldo e incoraggiante dell'insegnante aumenta l'impegno dell'alunno, lo aiuta a capire meglio ciò che gli viene detto. 
Così pure è certo che i bambini memorizzano meglio le fiabe se vengono raccontate guardandoli negli occhi.

Occhi buoni, occhi cattivi 
Non è detto, però, che ogni contatto visivo sia automaticamente utile. 
Vi sono occhi pedagogicamente sbagliati e occhi buoni. 
Occhio sbagliato è, ad esempio, l'occhio poliziesco dei genitori che controllano ogni mossa del figlio, lo asfissiano tutto il giorno, gli soffiano continuamente sul collo, gli razionano i metri di libertà. L'occhio poliziesco può fare un figlio disciplinato, ma non un figlio educato! 
Resta valido il proverbio: “Mai la catena ha fatto buon cane”. 
Un secondo tipo di occhio sbagliato è l'occhio minaccioso, fulminante. “Guardami negli occhi!”, urlano alcuni genitori che si dimenticano che la paura non ha mai educato nessuno! 
Terzo tipo di occhio sbagliato (il peggiore tra tutti) è l'occhio indifferente. L'indifferenza è sempre insopportabile al figlio: gli gela l'anima, gli fa perdere la voglia d'essere al mondo. 
Passiamo agli occhi buoni. 
È buono l'occhio generoso che vede nel figlio ciò che nessuno vede. 
Buono è l'occhio incoraggiante. 
Buono è l'occhio caldo, accogliente che ti avvolge come un manto ripieno d'amore e di empatia. 
Un contatto visivo con tali caratteri ha più valenza pedagogica di tutti i milioni di contatti digitali del mondo messi insieme. 
Non sentire mai uno sguardo di autentica amorosa attenzione da parte della mamma e soprattutto del papà è per un ragazzo una ferita mortificante e una spinta alla ribellione. 
È un'abitudine di esito dubbio anche quella di evitare il contatto visivo come forma di punizione. Per un bambino è più difficile da sopportare che una punizione fisica. Significa “abbandono” e disinteresse in un crudele senso affettivo. Lo sguardo serve soprattutto a veicolare amore.

Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

 

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