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mercoledì 14 febbraio 2018

Bambini senza infanzia che fanno tutto troppo presto

BAMBINI SENZA INFANZIA

Ai bambini, oggi, succede tutto troppo presto: troppo presto assistono a scene di violenza, a scene erotiche; troppo presto sentono parole che sanno di fogna, troppo presto sono costretti a fare le ore piccole.
Il bambino è accelerato: a tre anni deve leggere, a quattro deve ballare, a cinque deve suonare, sciare, nuotare e smanettare sul tablet.

Il secolo che abbiamo chiuso appena sedici anni fa doveva essere “il secolo del bambino”.
Lo aveva annunciato la pensatrice svedese Ellen Key all'inizio del 1900; in realtà si è rivelato il secolo della “Scomparsa dell'infanzia” come nota Neil Postam nell'omonimo libro e come sottolinea Marie Winn autrice di “Bambini senza infanzia”.

 Con ciò non vogliamo negare che il 1900 sia stato anche il secolo della “Scoperta dell'infanzia” (1950) per usare il titolo di una famosa opera di Maria Montessori.
Neppure vogliamo negare che il 1900 sia stato il secolo dei diritti del fanciullo proclamati nel 1959 nella “Dichiarazione dei diritti dell'infanzia”.
Però la scoperta dell'infanzia fu presto dimenticata, però i diritti del fanciullo vennero presto calpestati.

 Il bambino “accelerato”
Per farla breve, ci pare di non sbagliare a sostenere che mai come oggi si sono consumati tanti misfatti nei confronti dei piccoli.
E così, dopo la “morte di Dio” annunciata dal filosofo tedesco Friederich W. Nietzsche e dopo la “morte dell'uomo” proclamata dal saggista francese Michel Foucauld oggi si può parlare della “morte del bambino”.
Sì, “morte del bambino” perché la nostra è una società adultocentrica: centrata sull'adulto.
Ai bambini, oggi, succede tutto troppo presto: troppo presto assistono a scene di violenza, a scene erotiche; troppo presto sentono parole che sanno di fogna, troppo presto sono costretti a fare le ore piccole. Il bambino è accelerato: a tre anni deve leggere, a quattro deve ballare, a cinque deve suonare, sciare, nuotare.
Uno studioso dei problemi dell'infanzia un giorno ha terminato la sua conferenza dicendo: “Se andiamo avanti di questo passo, i bambini della Scuola dell'Infanzia finiranno con il giocare in Borsa!”. 

Le conseguenze?
Pesantissime, dal punto di vista sia personale sia sociale.
Dal punto di vista personale, la scomparsa dell'infanzia ci regala bambini spenti, senza giochi, senza sogni; bambini stanchi, stressati.
Un piccolo di sette anni alla domanda: “Che cosa farai da grande?” ha risposto: “Da grande mi riposo!”.
Non meno pesanti sono le conseguenze della “morte del bambino” sul piano sociale.
Ormai tutti gli studiosi sono concordi nel dire che un'infanzia riuscita è il miglior modo di partire per la vita.
Un bambino tutto bambino oggi, sarà tutto uomo domani; un bambino fallito sarà un uomo mal riuscito!
Già il noto padre della psicanalisi lo aveva intuito benissimo: “Il bambino è il padre dell'uomo”.
Un indovinato proverbio persiano recita: “Se hai piantato un cardo non aspettarti che nasca un gelsomino”. Sulla stessa linea è la psicanalista svizzera Alice Miller: “Tutto ciò che capita al bambino nei suoi primi anni di vita si ripercuote inevitabilmente nella società: psicosi, droga, depressione e criminalità sono l'espressione cifrata delle primissime esperienze”.
Riassumiamo: investire sul bambino è creare civiltà

Ripuliamo le nostre idee sull'infanzia, a partire da quella che riteniamo la più importante: essere un bambino non è un difetto, non è un peccato, non è un gioco per i grandi.
Essere bambino è un'occasione unica che non si ripeterà mai più per tutta la vita.
L'infanzia è la parte buona dell'esistenza umana. Guai a sprecarla, guai a sporcarla! Sporcare l'infanzia è sporcare la sorgente. I bambini sono pezzi di paradiso da salvare ad ogni costo!

È SOLO UN BAMBINO...
Un giorno il grande pittore Marc Chagall accompagnò il nipotino in libreria per comprargli un libro sugli animali.
L'anziano pittore voleva acquistare una lussuosa edizione di alcune tavole di Albert Dürer.
Non ne vale la pena”, intervenne la madre, “le sciuperebbe subito!”, e acquistò un album di disegno da colorare.
Arrivati a casa, Chagall invitò il nipotino a pranzo.
Al momento della frutta, scelse la mela più piccola e più brutta e la mise sotto il naso del nipotino.
La madre si mostrò contrariata.
È solo un bambino!”, commentò ironicamente Chagall.

AMATE I BAMBINI!
“Fratelli, amate tutta la creazione divina, nel suo insieme e in ogni grano di sabbia.
Amate ogni fogliuzza,
ogni raggio di sole.
Amate le piante,
amate ogni cosa.
Amate le bestie, ma specialmente
amate i bambini
perché essi vivono per purificare
e commuovere i nostri cuori”
(Feodor Dostoevskij).

Autore: P. Pellegrino
Fonte: biesseonline.sdb.org
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mercoledì 7 febbraio 2018

Un bambino creativo è un bambino felice

UN BAMBINO CREATIVO E’ UN BAMBINO FELICE

Creativi non si nasce, si diventa. La creatività è sicuramente un dono, sviluppato in maniera differente in ciascuno di noi. E’ tuttavia possibile stimolarla, sin da piccoli, incoraggiando i bambini a esprimere la propria personalità e lasciandoli liberi nell’utilizzo delle forme espressive.

L’importante è non dare giudizi di merito sulla qualità del lavoro svolto: non conta sapere che il proprio bambino è un Caravaggio in erba, l’importante è che trovi un modo appassionante per raccontarsi e conoscersi.

La psicoterapeuta francese Michèle Freud, sulla rivista “Parents” ha dato qualche tempo fa alcuni consigli su come aiutare i bambini a sviluppare il loro potenziale creativo. Ve li proponiamo di seguito, come spunto di riflessione per il week end.

SPUNT-ESERCIZIO: 10 IDEE PER STIMOLARE LA CREATIVITÀ

·         Dategli libertà totale
Lasciate che il bambino possa sperimentare tutte le forme espressive a sua disposizione: colori, scrittura, disegno, danza, sport, giardinaggio, poesia, teatro, pasta di sale, costruzioni …

·         Incoraggiate le predisposizioni di ogni bimbo
La creatività è legata allo spirito di iniziativa ed il bambino deve avere un ruolo attivo. Cerchiamo di non cadere nella trappola di far vivere a qualcun altro i nostri sogni.

·         Non giudicate le creazioni
Creare non significa riprodurre l’esistente. Non conta la bella immagine, ma l’immagine che ciascuno sente.

·         Incoraggiate la sensibilità emozionale
Ogni genitore ha il compito di insegnare al bambino a superare le proprie paure e vivere a pieno le emozioni. Facciamoci aiutare dalla narrazione a verbalizzare i sentimenti.

·         Aiutate lo svilippo sensoriale
Lo sviluppo sensoriale è una tappa fondamentale della crescita e dello creatività. I bambini beneficiano di esperienze varie e legate ai sensi. Sperimentate tutto ciò che è possibile: odori, colori, sapori … tutto fa esperienza.

·         Lasciate libero corso alla sua inventiva
Spesso i bambini vengono intrattenuti con oggetti studiati appositamente per loro. In realtà la conoscenza ha bisogno di spaziare ed essere creativi significa anche poter utilizzare un gioco in un modo per il quale non è stato progettato.

·         Consentitegli di essere originale
La creatività è la possibilità di sviluppare una personalità originale. Non stupitevi se ogni tanto il vostro bambino vi chiederà di mettere gli stivali di gomma d’estate o qualche cappello strano. Sta soltanto facendo esperimenti creativi, senza nemmeno saperlo!

·         Rispettate il suo pensiero divergente
      Nei primi anni di vita, realtà e finzione si mescolano. Noi adulti abbiamo perso questa dimensione fantastica, focalizzandoci sul pensiero unico, stereotipato. Pensiamo sempre a quando un bambino ci chiede cos’ha detto il suo peluche preferito. Per lui è davvero importante la nostra risposta, proiettata nel mondo dell’immaginazione.

·         Vivete nella natura e trascorrete tempo all’aperto
Basta una piantina da coltivare, una passeggiata al parco, qualche domanda: come vivono gli insetti nei prati? Cosa fanno gli animali nel bosco? La natura è creativa di per sé …

·         Stimolate la sua immaginazione
La narrazione, il racconto, sono importanti momenti di crescita e uno stimolo per la creatività. Chiedete al vostro bambino di raccontarvi lui una storia. O cercate insieme un altro finale per una favola nota.

Fonte: portalebambini.it

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mercoledì 31 gennaio 2018

Vogliamo dare tutto ai nostri figli, tranne i veri valori

VOGLIAMO DARE TUTTO AI NOSTRI FIGLI, 

TRANNE I VERI VALORI

Dobbiamo imparare dai salmoni che vanno controcorrente. Ci stiamo preoccupando di dare ai figli quello che non abbiamo avuto noi. 
Perché non pensare anche a dare loro ciò che avevamo: il silenzio, lo stupore, la tenerezza?

“La pecora che bela perde il boccone”. Sì, lo conosciamo bene il saggio proverbio. È vero che 'belare' fa cadere il boccone dalla bocca, però, funziona! Avverte il pastore del pericolo nel quale la pecora si trova. Il fatto è che oggi 'belare' non basta più! Oggi occorre 'gridare'! 
Gridare perché è tempo di fermare l'avanzata dello scardinamento dell'uomo. 
Il grande difensore dei diritti civili della popolazione nera d'America, Martin Luther King avvertiva: «Siamo a mezzanotte nell'ordine morale!». 
C'era una volta la Rivoluzione Francese. Il suo grido di battaglia era «libertà, uguaglianza, fraternità». Oggi sembra sia stato sostituito da «tempo libero, indifferenza, trascuratezza». 


La tendenza più sconvolgente nelle sue ricerche demoscopiche di decenni: «II fatto che per un numero sempre minore di genitori è importante trasmettere ai propri figli quei valori che sono stati essenziali per loro stessi». Non vogliono più in alcun modo influenzare (educare) i loro figli «men che meno nella fede, nelle loro convinzioni, nei loro valori. Una falsa pista, triste sia per i genitori sia per i figli». 


In un tema un ragazzo liceale, parlando degli educatori attuali, ha scritto: «Ci avete reso dei teppisti di mezza tacca perché non siete forti abbastanza. Non ci avete indicato nessuna strada che abbia un senso, perché questa strada voi stessi non l'avete e non siete riusciti a cercarla». 


Ieri e oggi 
Ben detto! Sempre meglio detto, a mano a mano che passano gli anni. Prove alla mano. 
Ieri essere 'matto' era un disonore. Oggi lo è essere 'grossi'. 
Ieri i baci erano brevi, l'amore lungo. Oggi i baci sono lunghi, l'amore è breve. 
Ieri si diceva 'la mia maestra'. Oggi si dice 'la mia auto'. 
Ieri ognuno aveva la sua faccia. Oggi tanti hanno la faccia ciclostilata. 
Ieri si diceva 'la vita è un lampo'. Oggi si potrebbe dire: «la vita è un tuono». 
Ieri i giornali si leggevano. Oggi si guardano. 
Ieri 'gente' e 'uomini' pareggiavano. Oggi la 'gente' è tanta, gli 'uomini' pochi. 
Ieri solo gli asini si parlavano tirandosi calci. Oggi è moda anche tra gli uomini. 
Ieri si conosceva il 'valore' delle cose. Oggi si conosce solamente più il 'prezzo'. 


Il buco nel recinto 
Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori. Era così felice di andarsene. Si allontanò molto e si perse. Si accorse allora di essere seguita da un lupo. Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla, finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all'ovile. E nonostante tutti l'incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto. 
Non abbiamo il potere di spostare il mondo, ma abbiamo il dovere di fermare la deriva! Con quale strategia? Secondo noi non vi è altra strategia che quella dei salmoni che vanno controcorrente. 
Che ne dite? Non dobbiamo risalire la corrente e riavvicinarci al punto dal quale ci siamo allontanati? 
Solo una rivoluzione pedagogica ci salverà?


LA LEZIONE VIENE DAL PASSATO 
Ferruccio Parri nel 1945 fu il primo Presidente del Consiglio alla guida di un Governo di unità nazionale in un'Italia in macerie dalla grande guerra. 
Di Ferruccio Parri (1890-1981) il grande giornalista Indro Montanelli raccontò che da Presidente del Consiglio, dormiva su una branda da campo nella stanza vicina al suo studio; per i pasti si accontentava di panini al salame, non voleva scorte, tanto meno auto blu di rappresentanza. Ogni sera andava ad acquistare i francobolli per la sua posta privata. Anche quando nel 1963 fu nominato senatore a vita, viaggiava di notte per risparmiare i soldi dell'albergo. 
Questa è l'Italia che piace. Questa è l'Italia da far conoscere ai giovani per dire che non hanno tutti i torti coloro che sostengono che, per andare avanti, sovente bisogna tornare indietro.


Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

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mercoledì 24 gennaio 2018

I 7 passi per aumentare l'autostima

I 7 PASSI PER AUMENTARE L'AUTOSTIMA

La grandezza dell’essere umano assume valore e si percepisce in base al livello di autoconoscenza che si ha di sé. Uno dei pilastri su cui si regge questa meravigliosa condizione è la percezione che abbiamo di noi stessi, o altrimenti detto, l’autostima.
L’autostima si costruisce grazie a quello che pensiamo di noi stessi. Quelle qualità, capacità e modi di agire e gestire le nostre emozioni che sono parte del nostro essere, quelle che costituiscono la nostra autoimmagine.


“Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei.”
-Marilyn Monroe-


L’autostima è la base fondante della nostra crescita personale ed emotiva. Dipende da come vi sentite con voi stessi, l’influenza positiva o meno sul resto degli elementi che costituiscono la vostra vita: lavoro, relazioni e ragioni di vita personali.
L’autostima diventa, così, la valutazione che fate di voi stessi in base alle sensazioni e alle esperienze che avete acquisito nel corso del vostro percorso di vita. In questo modo, formerete modi di dire caratteristici come “sono stupido”, “non sono capace” o “non piaccio agli altri”.
Come accennato prima, la valutazione che facciamo inconsciamente su noi stessi ogni giorno della nostra vita è necessaria e importante, poiché è lì che risiede la possibilità di potenziare maggiormente o meno i nostri talenti personali e i nostri risultati.

Le persone che hanno un’autostima alta e positiva sono capaci di superare qualsiasi situazione di difficoltà o qualsiasi sfida. Di contro, coloro che avranno una bassa autostima si concederanno solo limiti e fallimenti.
Cercando di evitare quest’ultima situazione, vi invitiamo a provare i 7 passaggi per aumentare la vostra autostima personale, godendo di una qualità di vita ricca e sana.

Non generalizzate
Il passato non è uno dei migliori amici dell’autostima, restare legati ad esso non ci permette di avanzare ed evolvere interiormente. Ricordate di non generalizzare a partire dalle esperienze negative che avete vissuto nel corso della vita.
Bisogna accettare di non essere perfetti e di avere delle debolezze, questo è necessario per permetterci di progredire, e di sfruttare al meglio la nostra vera essenza; inoltre, bisogna accettare che quanto accaduto una volta non deve necessariamente verificarsi di nuovo.

Siate coscienti delle vostre vittorie
Si tratta di uno dei modi migliori per ottimizzare l’immagine che abbiamo di noi stessi. Per questo motivo, vi invitiamo a prendere coscienza delle vostre vittorie e degli obiettivi raggiunti, e di stabilire quello che volete ottenere in futuro.
Quando si tratta di godere di una buona autostima, è necessario riconoscere in noi la capacità di saper fare bene tutto ciò che rientra nei diversi ambiti della nostra vita, e mai dimenticare di sforzarci di raggiungere le nostre meravigliose mete.

Abbiate fiducia in voi stessi
Non dimenticate mai di agire sempre di conseguenza al vostro modo di pensare e di sentire e, soprattutto, di avere fiducia in voi stessi. Ricordate che ognuno di noi ha una propria percezione della realtà, per questo motivo non bisogna preoccuparsi eccessivamente di ciò che gli altri pensano di noi.


Fidatevi della vostra voce interiore, quella che vi darà sempre il consiglio migliore e vi ricorderà quanto siete straordinari.


Concentratevi sulle cose positive
Abituatevi a dare valore e ad abbracciare le vostre caratteristiche positive e delle quali siete orgogliosi. I vostri punti di forza e le vostre debolezze sono un tesoro, poiché vi rendono straordinari e diversi da chiunque altro.

Accettatevi per come che siete

Non dimenticate mai di accettarvi per quello che siete. In voi avete il potere di realizzare tutti i vostri sogni sia con le vostre imperfezioni sia grazie alle vostre virtù. Le relazione autentiche e sincere sono vincolate dalla nostra capacità di accettare noi stessi.


“L’uomo che non dà valore a se stesso, non può apprezzare il valore delle cose o degli altri.”
-Ayn Rand-


Non paragonatevi agli altri
Si è già detto, ma è bene ripeterlo perché lo ricordiate, che siamo tutti diversi dagli altri. Ognuno di noi ha caratteristiche che ci rendono unici e particolari.
Forse vi considerate peggiori degli altri, ma ricordate che ci sarà sempre un aspetto della vita dove voi sarete “migliori” di qualcun altro. Per questo motivo, paragonarvi agli altri sarà un’esperienza pratica e positiva solo se porterà a imparare qualcosa.

Preoccupatevi di essere ogni giorno migliori
Concentratevi nel migliorare gli aspetti di voi che non vi soddisfano. È un buon modo di aumentare la vostra autostima, poiché vi permette di evolvere sia dentro che fuori. Dovete capire cosa vi piacerebbe cambiare o ottenere. Il passo successivo è tracciare un piano d’azione e iniziare a lavorare sui cambiamenti da effettuare per portarli a compimento.

Fonte: www.lamenteemeravigliosa.it

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mercoledì 17 gennaio 2018

La generazione touch

LA GENERAZIONE TOURCH

Che dire delle nuove modalità comunicative? Dove ci porteranno? 
Una cosa è certa: siamo nel bel mezzo di un'inarrestabile rivoluzione storica. Il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe.

La comunicazione digitale (la comunicazione tramite i cellulari, i tablet, gli smartphone ecc.) è ormai un dato di fatto planetario. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere. Non ci è lecito stare alla finestra e guardare il nuovo che avanza. È un dovere interpretarlo. 

La comunicazione digitale farà scomparire le emozioni? Saremo ancora capaci di arrossire? Avremo uomini sempre più anaffettivi? L'umano è in via di estinzione? 
Insomma, la posta in gioco è altissima. 
Ecco il perché del nostro intervento che vuole sostenere l'ambivalenza dei mezzi della comunicazione digitale. 


Sì: i vari strumenti ai quali abbiamo accennato iniziando possono ferire pesantemente l'uomo-umano o possono spingerlo ad una più rapida fioritura. 
In breve: la comunicazione digitale ha una doppia faccia: una tenebrosa ed una luminosa. 
Incominciamo con questa. 


La faccia luminosa 
• La comunicazione digitale permette d'essere connessi con il mondo intero in tempo reale. 
• La comunicazione digitale offre conoscenze pressoché infinite. 
• La comunicazione digitale rende più facile la vita. 
• La comunicazione digitale permette di intrecciare legami con un numero illimitato di persone, può stimolare il dialogo. 
Sono alcuni vantaggi (appena, appena accennati) di cui dobbiamo essere grati ai vari strumenti digitali. 
Dunque sarebbe da miopi guardare con occhio ostile il mondo del Web. 
È piacevole ammetterlo: la comunicazione digitale ha la sua bella faccia luminosa! 
Ma - va subito aggiunto - anche quella tenebrosa. 


La faccia tenebrosa 
Un primo pericolo è quello dell'indebolimento del rapporto sociale. 
• I cellulari, i tablet... connettono, ma non mettono in relazione! Nel mondo digitale siamo 'solitari interconnessi', come sostiene il più famoso sociologo Zygmunt Bauman. 
• Il mondo digitale, poi, può portare all'appiattimento della riflessione. 
L'enorme quantità che il mondo del Web offre non può non ingolfare i cervelli! Nessuno può negare che oggi gli stimoli mentali siano esageratamente superiori a quanti possano essere assimilati. Di qui la pericolosissima superficialità che troppe volte si sposa con l'arroganza. 
A proposito di ciò che stiamo dicendo è significativo il titolo di uno degli ultimi lavori del sociologo Franco Ferrarotti: “Un popolo di frenetici informatissimi idioti”. 
 I media digitali indeboliscono la volontà. 
È vero che facilitano la vita, ma la rendono meno vivace. Per fare una ricerca basta cliccare su Google. Per contattare un amico che si trova dall'altra parte del mondo c'è Skype. Per organizzare una serata, è sufficiente inviare un centinaio di messaggi con whatsapp. Tutto comodo, tutto facile, la volontà può anche continuare a dormire. Basta avere dita che funzionino! 
Il fatto è gravissimo, se continua ad essere vero che solo la volontà firma i successi! 
• Altro pericolo del digitale: può favorire il sorpasso del virtuale sul reale. 
I dati parlano chiaro: il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe. 
• Finalmente, la comunicazione digitale porta alla perdita della scrittura a mano libera. 
Il danno può sembrare marginale. No, non lo è affatto. Tutti i competenti sono convinti che la perdita dell'uso della scrittura a mano libera abbia anche effetti psicologici perché questa aiuta ad elaborare più in profondità i concetti e a ricordarli con maggior sicurezza; in una parola, la scrittura a mano libera aiuta il cervello. 
Abbiamo materiale più che sufficiente per aprire il dibattito e far sentire la nostra opinione sulla tanto chiacchierata comunicazione digitale.


PRENDERSI CURA DELL'ALTRO 
Il compito dei genitori è promuovere la crescita umana e spirituale, la formazione etica dei figli, con metodi positivi, con un dialogo attento” (Rettor Maggiore). 
Lily, quindici mesi, è seduta sul carrello del supermercato, gli occhi all'iPad. La madre è concentrata sulla spesa. Lily non guarda né le lucide mele rosse né lo scaffale dove sono allineati in bella mostra i Cheerios, i suoi cereali preferiti. 
Ogni giorno, dopo la scuola, Jason, un bambino di terza elementare, si precipita davanti al televisore, che rimarrà acceso per cinque ore, finché non andrà a dormire. 
Melissa, sedici anni, è al terzo anno delle scuole superiori. Lo scorso mese ha inviato 3500 sms (circa 110 messaggi al giorno). 


Purtroppo non sono situazioni insolite. Anzi, sono diventate la norma in un mondo che gravita attorno agli schermi. Per avere l'attenzione di un ragazzo, oggi bisogna competere con uno smartphone. «Che cosa possiamo fare?» chiedono i genitori. «Se diciamo loro che vorremmo fare qualcosa insieme, litighiamo e poco dopo se ne tornano ai loro aggeggi». 

L'educazione è positiva. I genitori non sono solo i guardiani della mente e dell'anima dei figli. Sono coloro che devono “riempire” quel “vuoto” di umanità e spiritualità che si forma dentro di loro. Per dare bisogna possedere e nessuno guida un altro dove non è mai stato. L'elenco delle qualità essenziali che genitori ed educatori  devono donare ai figli è pressoché infinito: la riconoscenza e la gratitudine, la gentilezza, la mitezza, il senso di appartenenza, l'ordine e la pulizia, l'amore per lo studio, la responsabilità, l'autocontrollo, avere degli obiettivi da raggiungere, la gioia, la spiritualità e la fede.


Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

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mercoledì 10 gennaio 2018

Le regole della felicità di Schopenhauer

LE REGOLE DELLA FELICITA' DI SCHOPENHAUER


Arthur Schopenhauer è stato un brillante filosofo tedesco, profondamente geniale, la cui influenza ha caratterizzato la seconda metà del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Si è distinto per la sua posizione pessimistica nei confronti del mondo e della vita che ha riportato nella sua opera principale Il mondo come volontà e rappresentazione.

Il suo grande realismo e la sua saggezza gli hanno impedito di vedere il mondo “tutto rosa e fiori”. Tuttavia, Schopenhauer ha scritto un saggio in cui ha illustrato 50 regole per raggiungere la felicità.
La felicità è uno di quei concetti imprecisi che, nel corso della storia, ha suscitato pensieri opposti e discordanti. Condividiamo l’idea che si tratti di una sensazione di pienezza e gioia, ma ognuno di noi arriva a questo stato per motivi diversi. Di fatto, molti affermano che non sia nemmeno uno stato, una condizione, ma una percezione passeggera.


La gioia della vita è avere sempre qualcosa da fare, qualcuno da amare e qualcosa da aspettare.
Thomas Chalmers


Schopenhauer ha sviluppato un concetto di felicità fondato sulla prudenza e sull’etica. Secondo il suo pensiero, la felicità ha molto più a che vedere con la pace interiore che non con l’esultanza o la gioia. Delle sue 50 regole per la felicità, ne abbiamo selezionate 10 che potrebbero rivelarsi preziose per voi.

Evitare l’invidia, regola base nel pensiero di Schopenhauer
Regola numero 2. Evitare l’invidia. Sappiamo quanto crudele e implacabile sia l’invidia e, tuttavia, ci sforziamo senza sosta di suscitarla negli altri. Perché?
 L’invidia è una forza molto negativa che può impossessarsi del nostro cuore e bloccare la nostra gioia di vivere. Chi è troppo concentrato su ciò che fanno o sentono gli altri trascura il compito di costruire la propria felicità.

Staccarsi dai risultati
Regola numero 7. Riflettere a fondo su una cosa prima di intraprenderla e, una volta terminata, non ossessionarsi con i risultati, ma staccarsi del tutto dalla questione.
Semplicemente si tratta di mettere tutto l’impegno in ciò che facciamo perché è l’unica cosa che dipende da ciascuno di noi. Deve rimanerci la soddisfazione di averlo fatto bene. Il resto non ha importanza.

Permettersi l’allegria
Regola numero 13. Quando siamo allegri, non dobbiamo chiederci se abbiamo un motivo per esserlo.
Molti arrivano a provare uno sentimento strano, quasi un senso di colpa, quando sono allegre. Questo perché altre persone soffrono o perché considerano la sofferenza un sentimento più lodevole dell’allegria. È importante staccarsi da queste idee ed essere in grado di provare l’allegria, senza condizionamenti.

Controllare le fantasie
Regola numero 18. In tutte le cose che influenzano il nostro benessere o malessere, le nostre speranze e i nostri timori, bisogna tenere a bada la fantasia.
Goya diceva che “il sonno della ragione genera mostri”. Con i nostri timori, così come con le nostre ambizioni, abbiamo la tendenza a far correre la fantasia. Per questo motivo, finiamo per vedere pericoli più grandi di quello che sono davvero o successi ingigantiti che, ad ogni modo, non si realizzano solo sognandoli.

Evitare l’infelicità
Regola numero 22. Vivere felici può significare solo vivere il meno infelici possibile.
Anche se può sembrare ovvio, non tutti evitano l’infelicità. Di fatto, c’è chi la cerca e, naturalmente, la trova. Per Schopenhauer, è fondamentale evitare o eliminare tutte quelle situazioni causa di infelicità perché, in sostanza, non sono necessarie e sono solo fonte di nuove difficoltà.

Valorizzare quello che si ha
Regola numero 25. Dobbiamo guardare ciò che abbiamo come se qualcuno ce lo stesse rubando. Che sia un oggetto, la salute, gli amici, il partner, il marito o i figli, la maggior parte delle volte ne comprendiamo il valore solo dopo averlo persi.
Ogni giorno dovremmo svegliarci e pensare a ciò che abbiamo e per cui dobbiamo essere grati. A cominciare da un giorno di vita in più all’avere un tetto sopra la testa, un letto e una coscienza per valorizzare quello che abbiamo e che altri, invece, non hanno.

Impegnarsi e imparare
Regola numero 30. Impegnarsi o imparare qualcosa è necessario per la felicità degli esseri umani.
Avere programmi e progetti è fonte di entusiasmo nella vita. Non ha importanza che il programma consista nel coltivare una pianta o nel preparare un pranzo delizioso. Questi piccoli sforzi sono un tesoro. Allo stesso modo, imparare ci consente sempre di capire che stiamo crescendo e maturando e questo contribuisce alla felicità nella vita.

Prendersi cura della propria salute
Regola numero 32. Almeno nove decimi della nostra felicità si basano esclusivamente sulla salute.
Le malattie cambiano completamente la prospettiva nei confronti della vita. Lo sa bene chi ha dovuto patire tanto dolore, disagio o limiti. La salute è un autentico tesoro di cui prendersi cura per potersi godere qualsiasi altra cosa.

Essere compassionevoli con se stessi
Regola numero 34. Quando analizziamo la nostra vita e i nostri errori, è possibile esagerare nel rimproverarci.
La prima forma di bontà è quella verso se stessi, diceva Schopenhauer. È importante valutarsi, riconoscere gli errori e imparare da essi. Dobbiamo invece evitare di rimproverarci, criticarci più del necessario o punirci severamente. Alla fine non serve a nulla.

Prepararsi al passare del tempo
Regola numero 35. Quello che più di frequente, e quasi obbligatoriamente, trascuriamo e smettiamo di tenere in considerazione nei nostri progetti di vita sono i cambiamenti che il tempo opera su di noi.
Quando siamo giovani, abbiamo la sensazione che la vecchiaia sia qualcosa che riguardi gli altri, mai noi. Questa fantasia ci impedisce di prepararci a quel futuro in cui il passare degli anni comporta nuovi limiti e una nuova vulnerabilità. Chi si prepara alla vecchiaia vivrà meglio quella fase della vita.
Fonte: www.lamenteemeravigliosa.it

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mercoledì 13 dicembre 2017

Lavoriamo sul nostro quoziente emotivo

LAVORIAMO SUL NOSTRO QUOZIENTE EMOTIVO

Lo psicologo Daniel Goleman ha rivoluzionato il modo in cui intendiamo le emozioni, parlando per la prima volta di intelligenza emotiva e proponendo, accanto al famigerato QI (il quoziente intellettivo), un QE (Quoziente Emotivo), che misura il modo in cui regoliamo le nostre emozioni e le condividiamo con gli altri.

Perché ha proposto questo parametro? Nel corso dei suoi studi, si è accorto che il QI era predittivo dell’intelligenza di un individuo, ma non della sua felicità. Al contrario, persone di grande intelligenza avevano poi una vita emotiva problematica ed insoddisfacente. Da questa valutazione (simile, peraltro, a quella che ha spinto Gardner a parlare di intelligenze multiple), è nato un filone di ricerca e di studi, con l’obiettivo di studiare le emozioni, il modo in cui le elaboriamo e il modo in cui le utilizziamo nell’interagire col mondo.

Aspirare a un alto quoziente di intelligenza emotiva significa voler essere “socialmente equilibrati, espansivi, allegri, non soggetti a paure e con una spiccata capacità di dedicarsi alle altre persone". 

I fattori principali dell’intelligenza emotiva sono: autoconsapevolezza, controllo, motivazione, empatia, competenza sociale.
Ma perché scegliere di provare l’empatia? Comprendere i sentimenti degli altri, significa in primo luogo arricchire se stessi. Ci abitua ad entrare in un mondo complesso e a gestirne al meglio le variabili e gli imprevisti.

Due ragazzi della scuola superiore avevano litigato con un amico, cominciando poi a tormentarlo e a minacciarlo; un giorno, questi giunse a scuola con una pistola calibro 38 e freddò i due, nell’atrio della scuola.
Daniel Goleman, Intelligenza Emotiva

Com'è possibile che azioni di questo tipo, accanto a fenomeni di minore intensità ma ugualmente preoccupanti (basta pensare agli episodi di bullismo o ai suicidi in adolescenza) non si riescano a prevedere e prevenire? Questo, secondo Goleman, dipende dal fatto che siamo così presi dall'insegnare a leggere e scrivere da non preoccuparci della gestione delle emozioni dei bambini; in altre parole, ci preoccupa più la lezione di matematica che sapere se saranno ancora vivi la prossima settimana.

Tre spunti per lavorare sul Quoziente Emotivo:
  • impariamo ad ascoltare
  • impariamo ad esprimere i nostri sentimenti
  • impariamo a riconoscere le nostre emozioni e a controllarle.

Voi come trasformereste questi tre fondamentali in esercizi da portare nella vita di tutti i giorni?

Autore:Matteo Princivalle
Fonte: portalebambini.it

Paidos Onlus
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