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mercoledì 17 gennaio 2018

La generazione touch

LA GENERAZIONE TOURCH

Che dire delle nuove modalità comunicative? Dove ci porteranno? 
Una cosa è certa: siamo nel bel mezzo di un'inarrestabile rivoluzione storica. Il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe.

La comunicazione digitale (la comunicazione tramite i cellulari, i tablet, gli smartphone ecc.) è ormai un dato di fatto planetario. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere. Non ci è lecito stare alla finestra e guardare il nuovo che avanza. È un dovere interpretarlo. 

La comunicazione digitale farà scomparire le emozioni? Saremo ancora capaci di arrossire? Avremo uomini sempre più anaffettivi? L'umano è in via di estinzione? 
Insomma, la posta in gioco è altissima. 
Ecco il perché del nostro intervento che vuole sostenere l'ambivalenza dei mezzi della comunicazione digitale. 


Sì: i vari strumenti ai quali abbiamo accennato iniziando possono ferire pesantemente l'uomo-umano o possono spingerlo ad una più rapida fioritura. 
In breve: la comunicazione digitale ha una doppia faccia: una tenebrosa ed una luminosa. 
Incominciamo con questa. 


La faccia luminosa 
• La comunicazione digitale permette d'essere connessi con il mondo intero in tempo reale. 
• La comunicazione digitale offre conoscenze pressoché infinite. 
• La comunicazione digitale rende più facile la vita. 
• La comunicazione digitale permette di intrecciare legami con un numero illimitato di persone, può stimolare il dialogo. 
Sono alcuni vantaggi (appena, appena accennati) di cui dobbiamo essere grati ai vari strumenti digitali. 
Dunque sarebbe da miopi guardare con occhio ostile il mondo del Web. 
È piacevole ammetterlo: la comunicazione digitale ha la sua bella faccia luminosa! 
Ma - va subito aggiunto - anche quella tenebrosa. 


La faccia tenebrosa 
Un primo pericolo è quello dell'indebolimento del rapporto sociale. 
• I cellulari, i tablet... connettono, ma non mettono in relazione! Nel mondo digitale siamo 'solitari interconnessi', come sostiene il più famoso sociologo Zygmunt Bauman. 
• Il mondo digitale, poi, può portare all'appiattimento della riflessione. 
L'enorme quantità che il mondo del Web offre non può non ingolfare i cervelli! Nessuno può negare che oggi gli stimoli mentali siano esageratamente superiori a quanti possano essere assimilati. Di qui la pericolosissima superficialità che troppe volte si sposa con l'arroganza. 
A proposito di ciò che stiamo dicendo è significativo il titolo di uno degli ultimi lavori del sociologo Franco Ferrarotti: “Un popolo di frenetici informatissimi idioti”. 
 I media digitali indeboliscono la volontà. 
È vero che facilitano la vita, ma la rendono meno vivace. Per fare una ricerca basta cliccare su Google. Per contattare un amico che si trova dall'altra parte del mondo c'è Skype. Per organizzare una serata, è sufficiente inviare un centinaio di messaggi con whatsapp. Tutto comodo, tutto facile, la volontà può anche continuare a dormire. Basta avere dita che funzionino! 
Il fatto è gravissimo, se continua ad essere vero che solo la volontà firma i successi! 
• Altro pericolo del digitale: può favorire il sorpasso del virtuale sul reale. 
I dati parlano chiaro: il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore a quelli che sanno allacciarsi le scarpe. 
• Finalmente, la comunicazione digitale porta alla perdita della scrittura a mano libera. 
Il danno può sembrare marginale. No, non lo è affatto. Tutti i competenti sono convinti che la perdita dell'uso della scrittura a mano libera abbia anche effetti psicologici perché questa aiuta ad elaborare più in profondità i concetti e a ricordarli con maggior sicurezza; in una parola, la scrittura a mano libera aiuta il cervello. 
Abbiamo materiale più che sufficiente per aprire il dibattito e far sentire la nostra opinione sulla tanto chiacchierata comunicazione digitale.


PRENDERSI CURA DELL'ALTRO 
Il compito dei genitori è promuovere la crescita umana e spirituale, la formazione etica dei figli, con metodi positivi, con un dialogo attento” (Rettor Maggiore). 
Lily, quindici mesi, è seduta sul carrello del supermercato, gli occhi all'iPad. La madre è concentrata sulla spesa. Lily non guarda né le lucide mele rosse né lo scaffale dove sono allineati in bella mostra i Cheerios, i suoi cereali preferiti. 
Ogni giorno, dopo la scuola, Jason, un bambino di terza elementare, si precipita davanti al televisore, che rimarrà acceso per cinque ore, finché non andrà a dormire. 
Melissa, sedici anni, è al terzo anno delle scuole superiori. Lo scorso mese ha inviato 3500 sms (circa 110 messaggi al giorno). 


Purtroppo non sono situazioni insolite. Anzi, sono diventate la norma in un mondo che gravita attorno agli schermi. Per avere l'attenzione di un ragazzo, oggi bisogna competere con uno smartphone. «Che cosa possiamo fare?» chiedono i genitori. «Se diciamo loro che vorremmo fare qualcosa insieme, litighiamo e poco dopo se ne tornano ai loro aggeggi». 

L'educazione è positiva. I genitori non sono solo i guardiani della mente e dell'anima dei figli. Sono coloro che devono “riempire” quel “vuoto” di umanità e spiritualità che si forma dentro di loro. Per dare bisogna possedere e nessuno guida un altro dove non è mai stato. L'elenco delle qualità essenziali che genitori ed educatori  devono donare ai figli è pressoché infinito: la riconoscenza e la gratitudine, la gentilezza, la mitezza, il senso di appartenenza, l'ordine e la pulizia, l'amore per lo studio, la responsabilità, l'autocontrollo, avere degli obiettivi da raggiungere, la gioia, la spiritualità e la fede.


Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

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mercoledì 10 gennaio 2018

Le regole della felicità di Schopenhauer

LE REGOLE DELLA FELICITA' DI SCHOPENHAUER


Arthur Schopenhauer è stato un brillante filosofo tedesco, profondamente geniale, la cui influenza ha caratterizzato la seconda metà del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Si è distinto per la sua posizione pessimistica nei confronti del mondo e della vita che ha riportato nella sua opera principale Il mondo come volontà e rappresentazione.

Il suo grande realismo e la sua saggezza gli hanno impedito di vedere il mondo “tutto rosa e fiori”. Tuttavia, Schopenhauer ha scritto un saggio in cui ha illustrato 50 regole per raggiungere la felicità.
La felicità è uno di quei concetti imprecisi che, nel corso della storia, ha suscitato pensieri opposti e discordanti. Condividiamo l’idea che si tratti di una sensazione di pienezza e gioia, ma ognuno di noi arriva a questo stato per motivi diversi. Di fatto, molti affermano che non sia nemmeno uno stato, una condizione, ma una percezione passeggera.


La gioia della vita è avere sempre qualcosa da fare, qualcuno da amare e qualcosa da aspettare.
Thomas Chalmers


Schopenhauer ha sviluppato un concetto di felicità fondato sulla prudenza e sull’etica. Secondo il suo pensiero, la felicità ha molto più a che vedere con la pace interiore che non con l’esultanza o la gioia. Delle sue 50 regole per la felicità, ne abbiamo selezionate 10 che potrebbero rivelarsi preziose per voi.

Evitare l’invidia, regola base nel pensiero di Schopenhauer
Regola numero 2. Evitare l’invidia. Sappiamo quanto crudele e implacabile sia l’invidia e, tuttavia, ci sforziamo senza sosta di suscitarla negli altri. Perché?
 L’invidia è una forza molto negativa che può impossessarsi del nostro cuore e bloccare la nostra gioia di vivere. Chi è troppo concentrato su ciò che fanno o sentono gli altri trascura il compito di costruire la propria felicità.

Staccarsi dai risultati
Regola numero 7. Riflettere a fondo su una cosa prima di intraprenderla e, una volta terminata, non ossessionarsi con i risultati, ma staccarsi del tutto dalla questione.
Semplicemente si tratta di mettere tutto l’impegno in ciò che facciamo perché è l’unica cosa che dipende da ciascuno di noi. Deve rimanerci la soddisfazione di averlo fatto bene. Il resto non ha importanza.

Permettersi l’allegria
Regola numero 13. Quando siamo allegri, non dobbiamo chiederci se abbiamo un motivo per esserlo.
Molti arrivano a provare uno sentimento strano, quasi un senso di colpa, quando sono allegre. Questo perché altre persone soffrono o perché considerano la sofferenza un sentimento più lodevole dell’allegria. È importante staccarsi da queste idee ed essere in grado di provare l’allegria, senza condizionamenti.

Controllare le fantasie
Regola numero 18. In tutte le cose che influenzano il nostro benessere o malessere, le nostre speranze e i nostri timori, bisogna tenere a bada la fantasia.
Goya diceva che “il sonno della ragione genera mostri”. Con i nostri timori, così come con le nostre ambizioni, abbiamo la tendenza a far correre la fantasia. Per questo motivo, finiamo per vedere pericoli più grandi di quello che sono davvero o successi ingigantiti che, ad ogni modo, non si realizzano solo sognandoli.

Evitare l’infelicità
Regola numero 22. Vivere felici può significare solo vivere il meno infelici possibile.
Anche se può sembrare ovvio, non tutti evitano l’infelicità. Di fatto, c’è chi la cerca e, naturalmente, la trova. Per Schopenhauer, è fondamentale evitare o eliminare tutte quelle situazioni causa di infelicità perché, in sostanza, non sono necessarie e sono solo fonte di nuove difficoltà.

Valorizzare quello che si ha
Regola numero 25. Dobbiamo guardare ciò che abbiamo come se qualcuno ce lo stesse rubando. Che sia un oggetto, la salute, gli amici, il partner, il marito o i figli, la maggior parte delle volte ne comprendiamo il valore solo dopo averlo persi.
Ogni giorno dovremmo svegliarci e pensare a ciò che abbiamo e per cui dobbiamo essere grati. A cominciare da un giorno di vita in più all’avere un tetto sopra la testa, un letto e una coscienza per valorizzare quello che abbiamo e che altri, invece, non hanno.

Impegnarsi e imparare
Regola numero 30. Impegnarsi o imparare qualcosa è necessario per la felicità degli esseri umani.
Avere programmi e progetti è fonte di entusiasmo nella vita. Non ha importanza che il programma consista nel coltivare una pianta o nel preparare un pranzo delizioso. Questi piccoli sforzi sono un tesoro. Allo stesso modo, imparare ci consente sempre di capire che stiamo crescendo e maturando e questo contribuisce alla felicità nella vita.

Prendersi cura della propria salute
Regola numero 32. Almeno nove decimi della nostra felicità si basano esclusivamente sulla salute.
Le malattie cambiano completamente la prospettiva nei confronti della vita. Lo sa bene chi ha dovuto patire tanto dolore, disagio o limiti. La salute è un autentico tesoro di cui prendersi cura per potersi godere qualsiasi altra cosa.

Essere compassionevoli con se stessi
Regola numero 34. Quando analizziamo la nostra vita e i nostri errori, è possibile esagerare nel rimproverarci.
La prima forma di bontà è quella verso se stessi, diceva Schopenhauer. È importante valutarsi, riconoscere gli errori e imparare da essi. Dobbiamo invece evitare di rimproverarci, criticarci più del necessario o punirci severamente. Alla fine non serve a nulla.

Prepararsi al passare del tempo
Regola numero 35. Quello che più di frequente, e quasi obbligatoriamente, trascuriamo e smettiamo di tenere in considerazione nei nostri progetti di vita sono i cambiamenti che il tempo opera su di noi.
Quando siamo giovani, abbiamo la sensazione che la vecchiaia sia qualcosa che riguardi gli altri, mai noi. Questa fantasia ci impedisce di prepararci a quel futuro in cui il passare degli anni comporta nuovi limiti e una nuova vulnerabilità. Chi si prepara alla vecchiaia vivrà meglio quella fase della vita.
Fonte: www.lamenteemeravigliosa.it

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mercoledì 13 dicembre 2017

Lavoriamo sul nostro quoziente emotivo

LAVORIAMO SUL NOSTRO QUOZIENTE EMOTIVO

Lo psicologo Daniel Goleman ha rivoluzionato il modo in cui intendiamo le emozioni, parlando per la prima volta di intelligenza emotiva e proponendo, accanto al famigerato QI (il quoziente intellettivo), un QE (Quoziente Emotivo), che misura il modo in cui regoliamo le nostre emozioni e le condividiamo con gli altri.

Perché ha proposto questo parametro? Nel corso dei suoi studi, si è accorto che il QI era predittivo dell’intelligenza di un individuo, ma non della sua felicità. Al contrario, persone di grande intelligenza avevano poi una vita emotiva problematica ed insoddisfacente. Da questa valutazione (simile, peraltro, a quella che ha spinto Gardner a parlare di intelligenze multiple), è nato un filone di ricerca e di studi, con l’obiettivo di studiare le emozioni, il modo in cui le elaboriamo e il modo in cui le utilizziamo nell’interagire col mondo.

Aspirare a un alto quoziente di intelligenza emotiva significa voler essere “socialmente equilibrati, espansivi, allegri, non soggetti a paure e con una spiccata capacità di dedicarsi alle altre persone". 

I fattori principali dell’intelligenza emotiva sono: autoconsapevolezza, controllo, motivazione, empatia, competenza sociale.
Ma perché scegliere di provare l’empatia? Comprendere i sentimenti degli altri, significa in primo luogo arricchire se stessi. Ci abitua ad entrare in un mondo complesso e a gestirne al meglio le variabili e gli imprevisti.

Due ragazzi della scuola superiore avevano litigato con un amico, cominciando poi a tormentarlo e a minacciarlo; un giorno, questi giunse a scuola con una pistola calibro 38 e freddò i due, nell’atrio della scuola.
Daniel Goleman, Intelligenza Emotiva

Com'è possibile che azioni di questo tipo, accanto a fenomeni di minore intensità ma ugualmente preoccupanti (basta pensare agli episodi di bullismo o ai suicidi in adolescenza) non si riescano a prevedere e prevenire? Questo, secondo Goleman, dipende dal fatto che siamo così presi dall'insegnare a leggere e scrivere da non preoccuparci della gestione delle emozioni dei bambini; in altre parole, ci preoccupa più la lezione di matematica che sapere se saranno ancora vivi la prossima settimana.

Tre spunti per lavorare sul Quoziente Emotivo:
  • impariamo ad ascoltare
  • impariamo ad esprimere i nostri sentimenti
  • impariamo a riconoscere le nostre emozioni e a controllarle.

Voi come trasformereste questi tre fondamentali in esercizi da portare nella vita di tutti i giorni?

Autore:Matteo Princivalle
Fonte: portalebambini.it

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mercoledì 6 dicembre 2017

Bambini felici con le 15 regole Montessori

BAMBINI FELICI CON LE 15 REGOLE MONTESSORI


Il Metodo Montessori è un modello educativo rivoluzionario che ha rimodellato il campo dell’istruzione, ponendo al centro del processo educativo la libertà del bambino.

La Montessori credeva fortemente che il bambino dovesse essere lasciato libero di esplorare, toccare, capire il mondo che lo circonda. A tal proposito, il consiglio che rivolge agli insegnanti è quello di guidare il bambino, senza però lasciargli sentire troppo la loro presenza, in modo da essere sempre essere pronti a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai costituire un ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.

L’innata curiosità che, insita nell’animo umano sin dagli albori, spinge il fanciullo ad approcciarsi senza timori all’ambiente è il vero motore dell’apprendimento, e va alimentata e supportata, senza che ci siano delle “interferenze” nocive da parte dell’adulto.

Per un corretto e completo sviluppo psico-fisico, il bambino ha bisogno di essere immerso in un ambiente ricco, vario e stimolante. I genitori giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei figli, attraverso azioni educative atte a garantire un sano ed equilibrato processo di crescita.

Maria Montessori asseriva che il primo compito dell’educazione è agitare la vita, ma lasciandola libera perché si sviluppi. L’impegno di questa grande educatrice italiana è stato tale da lasciare un’impronta indelebile nel mondo dell’educazione, attraverso preziosi contenuti, pratiche e consigli, di cui educatori e genitori fanno ancora tesoro.

Bambini Felici

Dallo scrigno prezioso lasciatoci in eredità, abbiamo estrapolato 15 principi che possono essere considerati validi anche oggi, a distanza di quasi un secolo:

1. Educate con l’esempio: mamma e papà devono essere il migliore esempio per i figli. I bambini sono come spugne, apprendono da tutto ciò che li circonda: non solo dalle parole, ma soprattutto dai fatti.

2. Non criticateli sempre e soprattutto in pubblico: diventeranno degli adulti frustrati e saranno portati a giudicare il prossimo.

3. Elogiateli in maniera sincera per i comportamenti positivi che mettono in atto. Gli elogi li aiuteranno ad imparare a dare valore alle cose.


4. Non siate ostili e arrabbiati in loro presenza o nei loro confronti. Tenderanno a litigare più frequentemente se avranno a che fare con dei genitori perennemente arrabbiati.

5. Non ridicolizzateli mai o avranno una bassa autostima che sfocerà in una forte timidezza che difficilmente riusciranno a debellare nel corso del tempo.

6. Abbiate fiducia nelle loro capacità e nei loro sogni, aiutateli ad accrescere la loro autostima in modo da potersi relazionare agli altri dando loro fiducia a loro volta.

7. Mai sottovalutarli e dire loro che non potranno mai riuscire ad ottenere un obiettivo che si prefiggono o rischieranno di sviluppare sentimenti di frustrazione e tristezza, oltreché sensi di colpa.

8. Ascoltateli e rendeteli partecipi: si sentiranno importanti e svilupperanno fiducia in sé stessi poiché capiranno che tenete in alta considerazione le loro idee e opinioni.

9. Date loro tutte le cure e l’amore di cui siete capaci. Sentendosi amati impareranno a trovare l’amore nel mondo.

10. Non parlate mai male dei vostri bambini, né in loro presenza, né tantomeno quando sono assenti.

11. Curate la crescita emotiva dei vostri figli: un genitore ha il dovere di prestare grande attenzione alle competenze sociali ed emozionali proprie e dei propri figli, coltivando con impegno queste abilità del cuore.

12. Non ignorateli mai, ma rispondete sempre quando vi parlano o cercano di comunicarvi qualcosa.

13. Tutti sbagliamo, anche i bambini, devono poterlo fare per imparare a vivere: davanti ai loro errori, rispettateli comunque. Gli sbagli saranno corretti nel tempo.

14. “Aiutiamoli a fare da soli”: aiutateli quando è necessario, ma abbiate anche la pazienza di lasciarli liberi di commettere errori in modo che trovino la strada migliore da sé.

15. Rivolgetevi ai vostri figli con gentilezza, con positività e affetto: è sicuramente il primo passo per garantire loro un sano equilibrio affettivo. Cercate sempre di offrire loro il meglio di voi. Ve ne saranno sempre grati!

Fonte:www.youreduaction.it

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mercoledì 29 novembre 2017

Poca pazienza con i bambini? Ecco la sfida dei 2 minuti

POCA PAZIENZA CON I BAMBINI? 
ECCO LA SFIDA DEI 2 MINUTI

La pazienza è la virtù dei forti, ma non tutti siamo così forti. Ogni genitore, anche il più calmo, perde la pazienza più o meno di frequente. Nessuno di noi è perfetto e, a complicare il tutto, ci sono le frustrazioni date dal lavoro, dal poco tempo, dai conflitti del mondo adulto che spesso ci portiamo dietro anche quando siamo con i nostri bambini.

QUALI GENITORI SI INNERVOSISCONO E SI STANCANO? TUTTI!
Non cadete nel luogo comune di pensare che gli altri siano più pazienti di voi: i bambini sono meravigliosi, ma richiedono un concentrato di energie e pazienza da far invidia al Mahatma Gandhi. Risultato? Tutti i genitori prima o poi perdono il controllo, si sfiancano e si chiedono cosa stanno sbagliando di fronte a piccoli testardi, cocciuti, spesso ribelli. Provate a pensare a queste situazioni:
Quando il bambino sbaglia e non fa le cose come le avete in mente voi
Quando vostro figlio non vi ascolta in nessun modo e non obbedisce
Quando non riuscite a sopportare le frustrazioni e vorreste evitarle ai figli
La sera quando tornate stanchi dal lavoro
Quando vi imponete di fare delle cose con lui anche se non ne avete voglia e siete stanchi
Voi cosa fate? Vi capita di perdere le staffe? Non colpevolizzatevi! In parte si tratta di circostanze in cui, partendo dal conflitto, ci si più allenare a migliorare la propria comunicazione e la propria efficacia.
Insomma, bisogna imparare a vedere il lato positivo del perdere la pazienza: ci insegna che siamo umani, che abbiamo dei limiti e che, se non impariamo a riconoscerli, difficilmente riusciremo ad aiutare i nostri bambini a controllarsi a loro volta.

SPUNT-ESERCIZIO: La metafora della farfalla
La pazienza è soggettiva: c’è chi resta imperturbabile anche di fronte alle circostanze più irritanti, chi invece sbotta facilmente ed ha scarsa tolleranza allo stress e agli imprevisti. La prima cosa da fare è interrogarsi su quanto si è pazienti, magari partendo da una riflessione sincera sulle situazioni menzionate in precedenza. Dopo un’attenta autoanalisi, probabilmente arriverete alla conclusione che no, non siete per niente pazienti.
Però non colpevolizzatevi: tornate a casa la sera stanchi dal lavoro, pieni di pensieri e nervosismo. Ci sta che non siate propriamente un modello di serenità e che la tolleranza al capriccio sia pari a zero. Provate ad allontanarvi mezzo minuto dalle urla e ammettere: “Sento che mi sto arrabbiando, non c’è nulla di strano, come viene la rabbia se ne va…”. Togliersi temporaneamente dal “campo di battaglia” non vuol dire “estrarsi dalla lotta”, ma cercare di ridurre il rischio di farsi travolgere dall’arrabbiatura.
Il consiglio che sentiamo di darvi è di rinunciare all’ipercontrollo: se siete stati otto ore in ufficio, avete praticato la pazienza tutto il giorno. Non potete pretendere di continuare a farlo appena rientrati a casa. Per cui, non potendo consigliarvi di litigare di più in ufficio o rivedere le vostre priorità (se poteste lavorare meno e in modo meno stressante probabilmente lo avreste già fatto), vi suggeriamo un consiglio tratto dal sito www.donothingfor2minutes.com che lancia la sfida “2 minuti senza fare niente”.
Sedetevi, rilassatevi e non fate nulla, isolandovi dal mondo. Ce la fate a resistere? A volte ci creiamo l’alibi del “Mi stanno chiamando”. E se fossi io a rispondere troppo in fretta, dando agli altri l’occasione di pretendere troppo in fretta da noi? Insegnate a far aspettare (un attimo!): imparerete anche voi ad avere più pazienza.

Ultimissimo spunto: la metafora della farfalla per ricordarci che ogni cosa richiede tempo. Alcune volte non possiamo agire per forzare le cose, ma dobbiamo lasciare che seguano il loro corso. Ci lasciamo prendere dall’impazienza quando i risultati (anche con i bambini) non arrivano subito. Quando diciamo “Smettila” e non otteniamo la risposta desiderata.
Pensate a questo: avete mai cercato di aiutare una farfalla a uscire dal bozzolo? Se lo faceste, magari con l’intento di alleviare la farfalla dallo sforzo necessario per aprire un varco e di velocizzare il processo, quella farfalla morirebbe. Il doloroso e faticoso processo che il bruco attraversa per diventare farfalla in realtà dà all’animale il tempo necessario per crescere le ali e lo sforzo necessario per svilupparle.
Velocizzare questo processo creerebbe solo danni. Cosa vogliamo dirvi? Semplicemente che essere pazienti è parte di un lavoro di squadra e ha i suoi tempi. I bambini vi ascoltano se voi ascoltate, vi considerano esempio se voi riuscite a esserlo. Non nel controllarvi sempre o apparire perfetti, ma nel vostro lavoro costante per crescere e migliorarvi. Questo, in definitiva, il valore più profondo dell’allenare e capire la pazienza.

Autrice: Alessia de Falco
Fonte: portalebambini.it

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mercoledì 22 novembre 2017

La lettera di Albert Einstein a sua figlia

LA LETTERA DI ALBERT EINSTEIN A SUA FIGLIA

Albert Einstein è stato un fisico e un  filosofo , padre della teoria della relatività e della nota formula E=mc2; ma forse in pochi conoscono la sua vita privata, sanno della sua primogenita illegittima , morta a poco più di un anno per scarlattina. Einstein conobbe la sua prima moglie nel 1898, Mileva Marić, una brillante studentessa serba, unica donna ammessa a frequentare il Politecnico Federale svizzero; fu con lei che ebbe Lieserl, nel gennaio 1902, ed è a lei che pare scrisse e dedicò una lettera .

Albert e Mileva si sposarono in Municipio nel 1903 e in seguito ebbero altri due figli: Hans Albert (1904), che sarebbe diventato ingegnere, e Eduard (1910) che, nonostante il talento nella musica e negli studi, fu travolto dalla malattia mentale e trascorse gran parte della sua vita tra la casa materna di Zurigo e l’ospedale psichiatrico Burghölzli. La lettera che segue pare sia stata scritta di suo pugno e dedicata alla figlia morta prematuramente. E’ difficile stabilirne la vera paternità, molto probabilmente si tratta di un falso, tradotta anche in diverse lingue, ma che sia veramente scritta dal famoso fisico o meno l’importante è il messaggio che vuole trasmettere.

In questa lettera viene racchiuso il pensiero di Einstein e collegato indissolubilmente all’amore che viene definito come una forza universale, una forza che governa tutte le altre, che è la più potente perché è quella che rappresenta il meglio di noi stessi, è quella che unisce, attrae ed elimina l’egoismo dall’umanità .

E definisce che se vogliamo salvare il mondo l’unica possibilità è affidarci all’amore . Se non fu scritta da Einstein è un peccato non poter attribuire la giusta paternità a questa lettera che è davvero molto bella e ricca di significato.

Ecco la presunta lettera di Albert Einstein a sua figlia Lieserl.

Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono, e anche quello che rivelerò a te ora, perché tu lo trasmetta all’umanità, si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo. Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per tutto il tempo necessario, anni, decenni, fino a quando la società sarà progredita abbastanza per accettare quel che ti spiego qui di seguito.

Vi è una forza estremamente potente per la quale la Scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. È una forza che comprende e gestisce tutte le altre, ed è anche dietro qualsiasi fenomeno che opera nell'universo e che non è stato ancora individuato da noi. Questa forza universale è l’Amore. Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile potente delle forze.

L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve.
L’amore è Gravità, perché fa in modo che alcune persone si sentano attratte da altre. L’amore è Potenza, perché moltiplica il meglio che è in noi, e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo. L’amore svela e rivela . Per amore si vive e si muore.

Questa forza spiega il tutto ed à un senso maiuscolo alla vita. Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo, forse perché l’amore ci fa paura, visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo non ha imparato a manovrare a suo piacimento. Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice sostituzione nella mia più celebre equazione .

Se invece di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo può essere ottenuta attraverso l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato, giungeremo alla conclusione che l’amore è la forza più potente che esista, perché non ha limiti .

Dopo il fallimento dell’umanità nell'uso e il controllo delle altre forze dell’universo, che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento di nutrirci di un altro tipo di energia. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva, se vogliamo trovare un significato alla vita, se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita, l’amore è l’unica e l’ultima risposta.

Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore, un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio, l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta. Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata. Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara, vedremo come l’amore vince tutto, trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita.

Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere ciò che contiene il mio cuore, che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo, ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta .

Tuo padre Albert Einstein

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mercoledì 15 novembre 2017

Feste di compleanno che diventano matrimoni. Non si sta esagerando?

FESTE DI COMPLEANNO CHE DIVENTANO MATRIMONI. 

NON SI STA ESAGERANDO?

Quando le feste familiari diventano uno spettacolo eccessivo, organizzato per la nostra immagine, non per far felice il bambino.

Le feste di compleanno dei figli stanno diventando una moda nazionale. Biglietti d'invito stampati in tipografia del tutto simili a quelli che si usano per la celebrazione delle nozze, oppure camioncini dotati di altoparlanti che girano per le strade del paese a dire al mondo che otto anni fa Edoardo approdava sul nostro pianeta. 
La casa addobbata come se fosse Natale e Pasqua insieme, truccatrici pagate fior di quattrini per le facce delle piccole invitate, giocolieri e poi buffet da sfamare un esercito. 
Incredibile eppure rigorosamente vero. 
Vien da domandare: «Dov'è andato a finire quello che un tempo si trovava tra le due orecchie? Non stiamo forse perdendo l'equilibrio? Non stiamo sbandando alla grande?» 
Ecco le domande di questo nostro appuntamento mensile.

Un po' di testa nella festa 
Oh, intendiamoci bene, festeggiare il compleanno è bellissimo. 
Festeggiare il compleanno è festeggiare la vita. In particolare, festeggiare il compleanno di un piccolo è passargli tanti messaggi positivi che gli impiantano quella fiducia di fondo che è indispensabile per vivere. 
Festeggiare il compleanno del figlio è dirgli: “Siamo felici che ci sia!”, “Tu per noi sei prezioso”, “Ti vogliamo felice!”. 
Dunque nessuna condanna alle feste del compleanno. 
Le perplessità nascono quando tali feste diventano una festa di nozze anticipata, uno spettacolo organizzato per la nostra immagine, non per far felice il bambino. 
Allora è necessario riflettere. 
Tanta coreografia non può far passare al figlio l'idea che basti 'apparire' per 'essere'? 
Tanti sorrisi e tanti elogi obbligati non possono trasmettergli il virus dell'ipocrisia? 
C'è di più. Soffocato da montagne di regali, il bambino può illudersi che la vita sia zucchero filato. 
Tanta attenzione può fargli credere d'essere il signorino che dovrà essere sempre soddisfatto, anche se altri sono in difficoltà e non possono permettersi tanto lusso. 
Insomma, non stiamo guastando una delle più belle occasioni di socievolezza e di serenità così attesa e gradita al figlio? 
Che ne dite? Non è urgente mettere un po' di testa nella festa? 
Una bella merenda in compagnia a base di semplici panini e pizzette, con sottofondo musicale lieve e le immancabili patatine fritte innaffiate dalle solite bibite con bollicine (concesse a volontà, per l'occasione) è la più simpatica festa di compleanno sognata dal bambino. 
La discussione è aperta.

COMPRESSE PEDAGOGICHE 
• Non obblighiamo il figlio a fare gli straordinari per dimostrare a tutti la nostra capacità di mettere al mondo un prodigio. 
• I figli imparano molto più spiandoci che ascoltandoci. 
• Briglia sciolta un po' alla volta. Quando il dentifricio è uscito dal tubetto chi riesce ancora a riportarlo dentro? 
• Ogni sorriso è un gol strepitoso. 
• Il rimprovero fa bene, l'incoraggiamento di più. 
• Salvare la cena è salvare la famiglia. 
• L'ansia dei genitori peggiora sempre la situazione. 
• Chi tocca il cuore modella la testa.

PUNTO LUCE 
«I bambini non costituiscono una categoria, una specie di classe sociale ben separata da quella dei 'grandi', quasi un'umanità diversa, meno evoluta, se non inferiore. Sono come noi, tali e quali. Se non hanno ancora la capacità di comprendere o di fare certe cose, se hanno bisogno di aiuto, questo non fa che aumentare i loro diritti. L'uomo è uomo, che abbia trenta giorni o trent'anni, e le uniche cose di cui dobbiamo privare il bambino sono quelle che potrebbero far del male a lui, e non quelle che potrebbero dar fastidio a noi» (Marcello Bernardi).

Autore: Pino Pellegrino
Fonte:www.biesseonline.org

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dalla parte dei bambini, SEMPRE

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